Difficile trovare le parole per descrivere la fine di un'epoca.
E' come razionalizzare la sconfitta Istanbul, impossibile. Oggi per il Milan, e per tutto il calcio italiano, è un giorno che resterà inciso nella storia. Il movimento perde un grandissimo campione, senza ombra di dubbio il giocatore più forte del calcio moderno. E perde un uomo leale, coraggioso e vero. Kaka' per primo sa a cosa sta rinunciando: ad un amore fuori da ogni logica, il nostro. Abbiamo pianto con lui, gioito con lui, eravamo (e mi permetto di dire che saremo per sempre) legati da un amore fraterno, inscindibile ed incredibile. E lui lo sa, così come lo sappiamo noi.
Ce lo hanno portato via per questioni economiche. E' questo che segna una vera rivoluzione: il cuore si piega al vil danaro. Si dimostra più debole, e quindi crolla l'elemento fondamentale che ci ha fatto amare questo sport: quello della fede, della riconoscenza e dei sentimenti. Il Milan è diventato un'azienda a tutti gli effetti.
Di fronte ad una delusione del cuore ognuno reagisce in modo assolutamente differente. C'è chi si inalbera e spacca tutto, chi si isola, chi molla il colpo, chi indossa una maschera di entusiasmo solo per ripartire e guardare avanti. Questo, però, è il sacrosanto momento della tristezza. Dello sfogo. E dei ringraziamenti.
Grazie ad un giocatore splendido, che ci ha regalato gioie che non credevamo nessun altro, dopo Marco Van Basten, potesse regalarci. Grazie ad un uomo eccezionale, che è sempre, e sottolineo sempre, stato onesto con noi. Mai doppiogiochista, mai sleale. Se ne va con la stessa faccia pulita, solo un po' più triste, con la quale è arrivato. A testa alta. Come, per un bel po', non potranno camminare i nostri dirigenti.
So che i tifosi rossoneri piangono. Anch'io piango
Grazie Ricky. Non ti dimenticheremo mai.